Qualcuno con cui correre

David Grossman, ed. Mondadori

Assaf è un sedicenne timido e impacciato; inseguendo un cane per le strade di Gerusalemme viene condotto in luoghi impensati, di fronte a inquietanti personaggi. Fino a incontrare Tamar, una ragazza solitaria e ribelle, fuggita da casa per salvare il fratello tossicodipendente. Il mistero e il fascino di Tamar catturano Assaf, che decide di andare fino in fondo, di “correre” con lei…
Qualcuno con cui correre è un romanzo di forza dickensiana, un libro capace di penetrare come nessun altro nel mistero dell’adolescenza, superando chiusure e difficoltà per mostrarci la generosità e la grandezza di cui i giovani sono capaci.

La signora della porta accanto

Yewande Omotoso, ed. 66thand2nd (nata nell’isola di Barbados nel 1980, cresciuta in Nigeria e trasferitasi in Sudafrica nel 1992.)

La signora della porta accanto di Yewande Omotoso è la storia di due ottantenni, Hortensia e Marion.

Hortensia è una designer originaria di Barbados, di colore, rimasta vedova, senza figli, molto scontrosa.

Marion è una architetto di origine lituana, madre di quattro figli, snob ed “educatamente razzista”.
Due donne all’avanguardia e di successo, antesignane, proiettate in avanti e allo stesso tempo incredibilmente zavorrate da se stesse e dai propri errori.

Le due donne, dispotiche e con qualche pregiudizio di troppo, si ritrovano ad abitare vicine (una al civico 10, l’altra al 12) a Katterijn, un quartiere residenziale di Città del Capo, e spendono anni a detestarsi.

Le riunioni del comitato di quartiere sono caratterizzate dai loro dispetti e dai loro accesi diverbi.

Il marito di Marion le lascia debiti in eredità, il marito di Hortensia ben altro, con cui fare i conti.
Ma un incidente le porta a convivere per un certo periodo di tempo, tra quattro mura, costringendole a fare di necessità virtù e ad aiutarsi. Ad ascoltarsi. Ed a riconoscersi più simili di quanto potessero immaginare.

Eva dorme

Francesca Melandri, ed. Bompiani

Eva dorme quando la madre Gerda riceve un pacchetto indirizzato a lei e lo rispedisce al mittente, cambiando così il suo destino. Le sembra di aver dormito anche in altri momenti importanti della sua vita. Ma ora no. Ora, risvegliata da un telefono che squilla, Eva sale su un treno e mentre percorre i mille e più chilometri che separano Brunico da Reggio Calabria rilegge la storia di un amore travagliato: quello di Gerda, sudtirolese di lingua tedesca e ragazza madre coraggiosa, e Vito, il carabiniere che aspetta Eva all’altro capo della penisola. È anche la storia amara del padre di Gerda, Hermann Huber, nato in un maso poverissimo, che era solo un bambino quando nel primo dopoguerra un pezzo di Tirolo austriaco venne assegnato all’Italia instillando in lui il germe della rivalsa.

L’acqua del lago non è mai dolce

Di Giulia Caminito, ed. Bompiani – vincitrice Premio Campiello 2021

Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa.
E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo.

La figlia unica

Di Guadalupe Nettel, ed. La nuova frontiera

Scritto con una semplicità solo apparente, La figlia unica è la storia di tre donne e dei legami d’amore e d’amicizia che intessono mentre si confrontano con le differenti forme che la famiglia può assumere al giorno d’oggi. Una libro sulla maternità ma non solo.

Il treno dei bambini

Negli anni tra il 1946 e il 1952 le condizioni di vita di tantissimi bambini, soprattutto al Sud, erano davvero difficili, molto dure. Ci fu allora un’operazione illuminata, attenta, di grande sensibilità da parte del Partito Comunista Italiano insieme all’Unione Donne Italiane. I bambini dai 4 ai 12 anni poveri, senza genitori, o bambini di strada furono portati per un periodo di alcuni mesi nelle regioni del Centro Nord, in particolare Marche ed Emilia Romagna. Affidati ad altre famiglie in modo che potessero superare l’inverno. C’era un alto tasso di mortalità, malattie polmonari, denutrizione, dati impressionanti. Tra questi bambini c’è il piccolo Amerigo, dei Quartieri Spagnoli.

Viola Ardone ha riproposto un tema, quello della solidarietà sociale, che coi vari politici del giorno d’oggi al centro della scena politica italiana, sembra davvero qualcosa di obsoleto e inconcepibile. Un sentimento antico che andrebbe riscoperto, in un momento così buio, in termini sociali, culturali e (appunto) politici.

«Era più facile, un volta. – dice la Ardone – C’era il partito, c’erano le compagne e i compagni del partito. Oggi non ci sta più niente, chi vuole fare qualcosa di buono lo deve fare da solo… Ma non è una cosa politica, non so se mi spiego, è carità. È differente.»

Le prime parti del romanzo, quelle in cui Amerigo è un bambino e racconta in prima persona la sua esperienza, mescolando italiano ed espressioni tipiche napoletane, con lo sguardo innocente e stupito di un bambino, sono sicuramente le più appassionati e riuscite. La parte finale invece, che vede Amerigo ormai adulto e realizzato, sorprende per una sorta di amarezza di fondo, per un “amaro in bocca” e un sottofondo di tristezza, di rimpianto per ciò che poteva essere e non è. Ma è comunque un bel libro, piacevole da leggere e che lascia uno strascico di buoni sentimenti e desiderio di essere oggi forse un popolo migliore.

 

 

 

Arrivederci piccole donne

Una bella rivisitazione del famoso romanzo “Piccole donne” che probabilmente tutte noi di un’età “certa” abbiamo letto. Quattro cugine legate dal filo della memoria, costellata di sogni, progetti, paure, speranze, nel Cile degli anni ’70 sconvolto dagli eventi politici.

Qua e là rimandi a episodi simili dell’originale, ma poi le storie si dipanano diverse e differenti, ognuna raccontata con la voce della protagonista del momento. Intorno le vicende della famiglia, dei numerosi cugini, dei vicini di casa, degli amori reali o presunti.

Una delle voci letterarie cilene più importanti, la Serrano non delude mai.

La casa delle voci – Donato Carrisi

Adoro Donato Carrisi e i suoi thriller, molto ben congeniati e spesso psicologici. Questo ultimo suo non è da meno.

Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. La sua specializzazione è l’ipnosi e i suoi pazienti hanno una cosa in comune: sono bambini. Spesso traumatizzati, segnati da eventi drammatici o in possesso di informazioni importanti sepolte nella loro fragile memoria, di cui polizia e magistrati si servono per le indagini. Pietro è il migliore di tutta Firenze, dove è conosciuto come l’addormentatore di bambini. Ma quando riceve una telefonata dall’altro capo del mondo da parte di una collega australiana che gli raccomanda una paziente, Pietro reagisce con perplessità e diffidenza. Perché Hanna Hall è un’adulta. Hanna è tormentata da un ricordo vivido, ma che potrebbe non essere reale: un omicidio. E per capire se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un’illusione, ha disperato bisogno di Pietro Gerber. Hanna è un’adulta oggi, ma quel ricordo risale alla sua infanzia. E Pietro dovrà aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei. Una bambina dai molti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva felice in un luogo incantato: la «casa delle voci». Quella bambina, a dieci anni, ha assistito a un omicidio. O forse non ha semplicemente visto. Forse l’assassina è proprio lei.

 

La casa delle voci, Donato Carrisi, ed. Longanesi, 2019

Altri libri – Sandro Veronesi

Dopo aver terminato “Il Colibrì” sono andata a rileggermi un libro di Sandro Veronesi che avevo già letto e che conservavo nella mia libreria: “La forza del passato“. (ed. Bompiani, 2009)

Gianni è uno scrittore di racconti per ragazzi; ha circa 30 anni, una bella moglie, un bambino in salute ed il suo lavoro gli frutta un buon guadagno e notorietà. La sua vita cambia quando viene a scoprire che suo padre, morto da pochi giorni, era una spia russa che per decenni aveva lavorato sotto copertura. Tutto intorno a lui sembra sgretolarsi perché iniziano una serie di disavventure e si scoprono altre verità, ma Gianni avrà la fortuna e la capacità di reagire.

Con uno stile denso e preciso Sandro Veronesi discende insieme a noi negli meandri mentali dell’uomo, in uno dei temi classici della letteratura: chi siamo davvero quando cadono tutte le maschere e gli alibi, come ci trasfigurano gli occhi degli altri e soprattutto l’incomprensibile enigma delle persone che abbiamo accanto tutta la vita. Così come succede al protagonista, dobbiamo arrivare ad accettare l’abisso oscuro che ci portiamo dentro e a capire che si può amare anche così, che si deve amare anche così, doppiamente: amando il conosciuto e l’inconoscibile. 

In seguito sono andata a cercarmi “Caos Calmo“, quel romando il cui titolo contraddittorio mi affascinava, così come io ero rimasta affascinata dalla scrittura, dalla profondità di analisi di Sandro Veronesi. (ed. Bombiani, 2005)

Pietro Paladini è un uomo apparentemente realizzato, con un ottimo lavoro, una donna che lo ama, una figlia di dieci anni. Ma un giorno, mentre salva la vita a una sconosciuta, accade l’imprevedibile, e tutto cambia. Pietro si rifugia nella sua auto, parcheggiata davanti alla scuola della figlia, e per lui comincia l’epoca del risveglio, tanto folle nella premessa quanto produttiva nei risultati. Osservando il mondo dal punto in cui s’è inchiodato, scopre a poco a poco il lato oscuro degli altri, di quei capi, di quei colleghi, di quei parenti e di tutti quegli sconosciuti che accorrono a lui e soccombono davanti alla sua incomprensibile calma. Così la sua storia si fa immensa, e li contiene tutti, li ispira fino a un finale inaudito eppure del tutto naturale.

E infine ho ricevuto in dono (richiesto) “Terre rare“, il pratica il seguito di Caos Calmo. (ed. Bompiani, 2015)

Nel giro di ventiquattro ore un uomo perde il controllo della propria vita: fa un grave errore sul lavoro, gli viene sequestrata la patente, trova l’ufficio sigillato dalla Finanza, scopre che il suo socio è fuggito lasciandolo nei guai, rompe definitivamente con la sua compagna – e nel frattempo sua figlia è scappata da casa. Credendosi braccato, fugge a sua volta, alla cieca, ma lo sfacelo cui si è di colpo ridotta la sua vita, man mano che egli lo affronta, si rivela sempre più chiaramente un approdo, fatale e familiare – secondo una mappa interiore che era stata tenacemente rimossa.

Quest’uomo è Pietro Paladini, l’eroe immobile di Caos calmo, che nove anni dopo ritroviamo nella situazione opposta, roso dall’ansia e senza più un posto dove stare, costretto a vagare alla ricerca di quella pace improvvisamente perduta, o meglio – e questa sarà la sua scoperta – mai veramente avuta.
La rimozione, la fuga, la famiglia che si disgrega, il confuso declino dell’Occidente, lo sforzo tragicomico di restare onesti in un tempo che spinge continuamente verso l’illegalità – e poi, di colpo, la verità. Alla fine di Caos calmo Paladini rispondeva a un celebre verso di Dylan Thomas affermando che “la palla che lanciammo giocando nel parco è tornata giù da un pezzo. Dobbiamo smettere di aspettarla”. Si sbagliava, la palla era ancora per aria. Torna giù ora, in “Terre rare”.

 

Il Colibrì – Sandro Veronesi

Che dire di Sandro Veronesi? Che è un autore che adoro, e che non smetterei mai di leggere i suoi romanzi. Un autore profondo, che elabora le emozioni più vere di un essere umano, senza pudori e senza paura di scoprire sentimenti scomodi.

Con questo romanzo – ultimo in ordine di tempo – Veronesi ci racconta cosa accade quando un fragile colibrì, cioè Marco Carrera, così soprannominato per la sua piccola statura, deve indossare i panni di un’acquila reale. Alternando continuamente passato e presente, il romanzo ci porta attraverso la vita di quest’uomo, con un corollario di lutti e dolori incredibili. Ai quali il colibrì resiste suo malgrado con tenacia e intelligenza, e con l’aiuto inaspettato – lui che non crede nella psicoanalisi – di un amico psicoterapeuta.
Lo stile di Veronesi è ricco di riferimenti letterari ma anche lieve, garbato, a tratto poetico, e il suo protagonista suscita immediata simpatia, così che ogni pagina del romanzo rimanda a qualcosa di vissuto nella mente del lettore. Impossibile quindi non riconoscersi negli stati d’animo di Marco Carrera, riconoscendo le stesse sue debolezze, gli stessi problematici rapporti famigliari, gli stessi amori irrisolti. Garbato e in punta di piedi anche il finale, in quel desiderio del protagonista di uscire di scena senza troppo rumore, circondato da tutti i suoi affetti, ma sempre da protagonista. Tutt’altro che restando fermo come un colibrì.

 

Il Colibrì, Sandro Veronesi, ed. La nave di Teseo, 2019