Un attimo prima – Fabio Deotto

La crisi che ha investito l’Occidente è giunta alle sue estreme conseguenze e il mondo vive un difficile periodo di transizione, in cui il lavoro ha perso la sua centralità. In questo contesto l’ex biologo Edoardo Faschi, ossessionato dalla morte del fratello Alessio avvenuta vent’anni prima, si sottopone a un trattamento psicologico sperimentale ispirato alla scatola specchio di Ramachandran – un dispositivo utilizzato per curare la sindrome dell’arto fantasma nei pazienti mutilati – che promette di aiutarlo a elaborare la perdita. Nel corso della terapia ripercorrerà le vicende della sua famiglia fino ad arrivare agli anni in cui Alessio è diventato un esponente di spicco del Movimento Occupy. Cosí facendo getta un nuovo sguardo sulla storia tormentata di questo inizio millennio, fornendone un’interpretazione a tratti drammatica, a tratti ironica, sempre convincente. Come altri coetanei, Edoardo rischia di perdersi in una sterile contemplazione del passato, ma la ricomparsa improvvisa del figlio di Alessio, Sealth, di cui aveva perso le tracce, lo costringerà a scuotersi e a compiere una scelta. In nessun modo il destino deve ripetersi.

 

Un attimo prima, Fabio Deotto, ed. Einaudi, 2017

Eleanor Oliphant sta benissimo – Gail Honeyman

Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: sto benissimo.
Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate. Poi torno a casa e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene.
Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata di mia madre. Mi chiama dalla prigione. Dopo averla sentita, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.
E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo.
O così credevo, fino a oggi.

Inizia così questo sorprendente romanzo d’esordio di Gail Honeyman. Vero e proprio caso editoriale, definito dall’Observer “esordio dell’anno”, con un successo di vendite inprevedibile e che sta facendo molto parlare di sé.
Io ci sono capitata per caso, girando in un supermercato italiano dove su uno scaffale si vendevano anche libri non ho potuto fare a meno – come sempre faccio di fronte ai libri – di fermarmi a curiosare. Questo mi ha attratto, non so perché, forse la copertina, forse quel nome della protagonista che in qualche modo mi richiamava un elefante e che mi è sembrato buffo, o forse semplicemente perché la vita è così, a volte ti presenta qualcosa di inaspettato ma che a posteriori capisci che ti doveva arrivare.

La protagonista di questo romanzo è una donna non più giovanissima, una donna come chiunque di noi. E’ sola, ha un lavoro, un’appartamento, una piantina di cui si prende cura come fosse un essere umano o un animale, e una madre scomoda che la chiama una volta a settimana. Dice di sé di stare bene, anzi benissimo, ma come chiunque mastichi un po’ di psicologia sa, queste affermazioni spesso nascondono proprio il contrario di quanto affermano.
Se pensate però che questo sia un romanzo “psicologico” o anche solo di “crescita personale” come potrebbe sembrare, non fatevi trarre in inganno, perché Gail Honeyman ha saputo inserire dei colpi di scena inaspettati, e soprattutto un finale imprevedibile e molto umano e vero, e che fa della protagonista una nostra amica, unica e soprendente, quell’amica che ci dice sempre tutto quello che pensa e di cui non possiamo fare a meno. Leggetelo, merita.

 

Eleanor Oliphant sta benissimo, Gail Honeyman, ed. Garzanti, 2017

Addio fantasmi – Nadia Terranova

Ida sbarca a Messina, la sua città natale, chiamata dalla madre che deve ristrutturare la casa di famiglia prima di metterlo in vendita. Circondata dagli oggetti di sempre deve scegliere cosa tenere e cosa buttare, e questo la porta a fare i conti con il trauma che l’ha segnata da ragazzina: la scomparsa del padre. Che non è morto, perché non è morto chi non ha avuto sepoltura. Ventitre anni prima il padre, malato di depressione, è semplicemente uscito di casa ed è scomparso nel nulla. Sulla mancanza di questo padre si sono incagliati i silenzi e le incompresioni con la madre, il senso di un’identità anomala, perfino il rapporto con il marito lasciato a Roma, salvezza e naufragio insieme. Ora che la casa d’infanzia la assedia con i suoi fantasmi, Ida deve trovare un modo per spezzare il sortilegio e far uscire il padre di scena.
Nadia Terranova racconta qui l’ossessione per la perdita, un corpo a corpo con il nostro passato che ci rende tutti sopravvissuti, ciascuno nella propria battaglia.

 

Addio fantasmi, Nadia Terranova, ed. Einaudi, 2018

Carnaio – Giulio Cavalli

Giovanni Ventimiglia è un pescatore, da tutta la vita raccoglie nelle sue reti acciughe e granchi, anche se negli ultimi anni il mare è diventato avaro e sulla sua piccola nave non ha più un equipaggio. Il pesce lo vende nel mercato di DF, un paesino aggrappato alla costa come tanti, con un parroco che fa la predica ma va a puttane, un sindaco che è padre di sindaco, un’emittente locale che scalda i cuori delle casalinghe con il suo conduttore brizzolato. Ma un giorno di marzo Giovanni attraccando al pontile trova un cadavere, un uomo che in ammollo dev’essere stato per giorni, un ragazzo non di quelle parti, forse dell’Est o del Sud, uno di colore comunque. E dopo di lui, i ritrovamenti di cadaveri sbiaditi dall’acqua, tutti giovani, tutti neri si susseguono, senza che le autorità locali riescano a trovare un filo, cumuli di cadaveri da seppellire, identificare, gestire. E da DF chiedono aiuto, ma da Roma prendono tempo, impongono accertamenti, tanto che, per non venire sommersi, i cittadini saranno costretti a escogitare un sistema per affrontare l’emergenza, e poi nel tempo trasformarla in profitto.

Questa la trama in breve. Con uno sguardo che ricorda Saramago e Bolaño, Carnaio è un incubo di carne e soldi, la profezia di un mondo prossimo, in cui l’ultimo passo verso l’abisso è già alle nostre spalle. Riflette il rapporto tra “noi” e “loro”, tra noi cittadini occidentali figli del benessere, e i fuggitivi, gli immigrati, i richiedenti l’asilo del resto del mondo. Quel mondo vittima di guerre e soprusi, dittature e fondamentalismi. Disperati che giungono fra noi alla ricerca di una vita migliore.

Giulio Cavalli sa rendere tutto l’orrore di quesi viaggi, di queste vittime, ma con l’ironia grottesca e inquietante di un paese che riesce a sfruttare economicamente anche le tragedie.

 

Carnaio, Giulio Cavalli, ed. Fandango, 2018

 

Madrigale senza suono – Andrea Tarabbia

Vincitore del premio Strega 2019. Mi aveva attratto perché parlava di musica… inizialmente ho faticato molto, non riuscivo ad “entrare” nella storia, ma poi piano piano mi ha catturato e alla fine devo dire che mi è piaciuto.

E’ la storia di Carlo Gesualdo da Venosa, principe madrigalista vissuto fra il ‘500 e il ‘600, uomo tormentato e tendenzialmente depresso, raccontata però da Igor Strawinsky. Il grande musicista in un suo viaggio a Roma ritrova un libro, una sorta di diario dove si raccontata la storia di Gesualdo, del terribile delitto del quale si macchia ma anche della sua genialità in campo musicale.

Un romanzo cupo, barocco, che alterna la modernità della vita di Strawinsky attraverso le lettere che scrive ad un suo corrispondente, al passato della vita di Gesualdo facendoci piombare in pieno medioevo. Anche la voce narrante del periodo medievale è esterna, è un nano amico-servo-alter-ego di Gesualdo che racconta le vicende della storia. A momento i due personaggi si alternano, in altri si compenetrano al punto che non si è più sicuri di chi sia chi, o se questo nano sia reale e non la mente distorta di Gesualdo stesso, la sua coscienza che parla per sé.

Romanzo molto ambizioso quindi, che poteva forse essere raccontato meglio, in modo più succinto e un po’ meno “barocco”.

 

Madrigale senza suono, Andrea Tarabbia, ed. Bollati Boringhieri, 2019

Vincoli – Kent Haruf

Questo è il primo libro scritto da Haruf, anche qui siamo nella contea di Holt in Colorado. L’ambientazione è simile, una terra piatta, brulla, ostile. Qui vivono la coppia Ada e Roy, giunti a Holt dall’Iowa dove vivevano con i loro due figli, Edith e Lyman. E sarà Ada la prima vittima di questa terra, che si lascerà morire di nostalgia e per mancanza di affetto.
Ma un destino altrettanto duro sembra attendere Edith, che dovrà assumersi il ruolo di “madre” gestendo il resto della famigliola. La tensione avvolge la vita dei due fratelli, scandita dai tempi del raccolto, della pulizia della casa, della mungitura delle vacche, dalla crudeltà e violenza paterna. La stessa tensione che ccompagna il lettore durante l’incidente fatale a Roy, la cui rabbia viene quasi punita dalla natura. 

Edith è un personaggio femminile splendido nel racconto di Haruf, e si prova rabbia per il suo destino, per la sua incapacità di ribellarsi ad esso e vivere la propria vita come meriterebbe. Ma l’affetto per il fratello, il senso di dovere nei confronti del padre le impediscono comunque di fare altro che ciò che lei ritiene essere il suo compito.

 

Vincoli, alle origini di Holt, Kent Haruf, ed. NN, 2018

Segreti svelati – Alice Munro

Le donne che tessono la trama di questi otto racconti sono spesso osservate nel punto di svolta della loro vita. Avvenimenti dimenticati, sogni ad occhi aperti, incontri fortuiti squarciano all’improvviso l’orizzonte e ci conducono in territori lontani e di frequente ignorati. Il sogno d’amore che Louisa vive in tempo di guerra e che viene infranto quando la vita riprende il suo pacato ritmo quotidiano riaffiorerà con forza in un momento inaspettato. L’intraprendente Gail assume una nuova identità per scoprire cosa le ha sottratto un rapporto che credeva assai radicato. Durante una gita, una delle ragazze di un college femminile scompare misteriosamente. Non verrà più trovata, ma qualcuno sarà in grado di decifrare l’enigma legato alla sua sparizione. Così le emozioni profonde annidate nell’animo dei personaggi cercano la loro strada sotterranea, nella complessità dei rapporti umani, per emergere alla coscienza in improvvisi lampi di luce e diventare segreti svelati.

Una bella scrittura molto leggibile questa di Alice Munro, con poche frasi e descrizioni ti racconta tutto, facendoti tenere la mente sveglia per seguire dove “vuole andare a parare”.
Di questo libro, una raccolta di racconti, in particolare ho apprezzato “Un posto selvaggio” scritto in forma epistolare, dove ogni lettera racconta una versione differente della storia, lasciando sempre il dubbio su chi stia dicendo la verità. Che si scoprirà – ovviamente – solo all’ultimo nella lettera-confessione della protagonista, silenziosa presenza fino a quel momento.

 

Segreti svelati, Alice Munro, ed. Einaudi, 2017

Berta Isla – Javier Marìas

Nel 2018 è stato considerato il più bel libro dalla critica letteraria e a giusta ragione. Berta Isla ha sposato Tomás pensando di conoscerlo da sempre, che anzi fosse lui a non conoscere qualcosa di lei, a non sapere cioè della verginità perduta con un altro uomo. Eppure è proprio il buon Tomás, il prevedibile Tomás a nascondere il segreto piú grande e sconvolgente. Nessuno come Marías sa mostrare il lato oscuro e insieme quello luminoso dell’amore, nessuno meglio di lui sa che ogni cuore che batte è un mistero, persino per il cuore che gli sta piú vicino. Il nuovo romanzo di Javier Marías è la storia di un amore imperfetto, come lo sono tutti. Di una donna, Berta Isla, che ha scelto di stare accanto a un uomo che può soltanto sperare di conoscere, ma che in fondo non si rivelerà mai per ciò che è realmente. È la storia di una relazione che, finita la passione, si regge in fragile equilibrio sul segreto, sulla lealtà e sul risentimento, su quanto non si vuole o non si può dire. È la storia di due cuori da sempre sconfitti che insieme cercano di resistere nella battaglia.

«Berta Isla è il personaggio femminile piú bello mai creato da Javier Marías» scrive l’Huffington Post

 

Berta Isla, Javier Marìas, Ed. Supercoralli, 2018

“4 3 2 1” – Paul Auster

Le sorti del negozio, della famiglia di Archie, protagonista del romanzo di Paul Auster, si moltiplicano in quattro possibili versioni della sua vita, che lo vedono orfano di padre o in conflitto col genitore, ricco grazie agli sforzi di quest’ultimo ma orfano del suo amore oppure povero ma felice al centro di una famiglia unita. E ancora, nipote prediletto dell’intellettuale zia Mildred oppure amato figliastro del critico musicale Gil, cugino adottivo del brillante Noah Marx oppure amico inseparabile di Artie Federman, giornalista, atleta, scrittore vagabondo o narratore sperimentale vincitore di una borsa di studio a Princeton. La girandola di queste quattro colorate e dettagliatissime possibili esistenze s’intreccia inestricabilmente con Amy Schneiderman, coetanea di Archie e tormento della sua adolescenza: inseparabile fidanzata dall’infuocata passione politica, fidata cugina a cui non confessare i propri amori non convenzionali, amata sorellastra con cui condividere le perplessità, lo sconforto e le vicende che trainano il giovane Archie verso la sua vita adulta sullo sfondo di un’America – quella dal secondo dopoguerra alla fine degli anni ‘60 – che attraverso scandali, crimini e omicidi illustri, sconvolgimenti, fatti di cronaca, rivolte nere e studentesche, conquiste sociali e proteste dal sapore amaro e i risvolti pesanti, sta cambiando e non sarà mai più quella a cui approda il nonno di Ferguson, a cui verrà erroneamente imposto il nome Ichabold a Ellys Island, nei primi anni del ‘900.

Interessante la chiusura del romanzo, come un cerchio che riporta all’inizio di tutto. Da leggere assolutamente.

 

“4 3 2 1”Paul Auster, ed. Einaudi, 2017

Divorare il cielo – Paolo Giordano

Quei tre ragazzi che si tuffano in piscina, nudi, di nascosto, entrano come un vento nella vita di Teresa. Sono poco più che bambini, hanno corpi e desideri incontrollati e puri, proprio come lei. I prossimi vent’anni li passeranno insieme nella masseria lì accanto, a seminare, raccogliere, distruggere, alla pazza ricerca di un fuoco che li tenga accesi. Al centro di tutto c’è sempre Bern, un magnete che attira gli altri e li spinge oltre il limite, con l’intensità di chi conosce solo passioni assolute: Dio, il sesso, la natura, un figlio.

Le estati a Speziale per Teresa non passano mai. Giornate infinite a guardare la nonna che legge gialli e suo padre, lontano dall’ufficio e dalla moglie, che torna a essere misterioso e vitale come la Puglia in cui è nato. Poi un giorno li vede. Sono “quelli della masseria”, molte leggende li accompagnano, vivono in una specie di comune, non vanno a scuola ma sanno moltissime cose. Credono in Dio, nella terra, nella reincarnazione. Tre fratelli ma non di sangue, ciascuno con un padre manchevole, inestricabilmente legati l’uno all’altro, carichi di bramosia per quello che non hanno mai avuto. A poco a poco, per Teresa, quell’angolo di campagna diventa l’unico posto al mondo. Il posto in cui c’è Bern. Il loro è un amore estivo, eppure totale. Il desiderio li guida e li stravolge, il corpo è il veicolo fragile e forte della loro violenta aspirazione al cielo. Perché Bern ha un’inquietudine che Teresa non conosce, un modo tutto suo di appropriarsi delle cose: deve inghiottirle intere. La campagna pugliese è il teatro di questa storia che attraversa vent’anni e quattro vite. I giorni passati insieme a coltivare quella terra rossa, curare gli ulivi, sgusciare montagne di mandorle, un anno dopo l’altro, fino a quando Teresa rimarrà la sola a farlo. Perché il giro delle stagioni è un potente ciclo esistenziale, e la masseria il centro esatto dell’universo.

 

Divorare il cielo, Paolo Giordano, ed. Einaudi Supercoralli, 2018