Carnaio – Giulio Cavalli

Giovanni Ventimiglia è un pescatore, da tutta la vita raccoglie nelle sue reti acciughe e granchi, anche se negli ultimi anni il mare è diventato avaro e sulla sua piccola nave non ha più un equipaggio. Il pesce lo vende nel mercato di DF, un paesino aggrappato alla costa come tanti, con un parroco che fa la predica ma va a puttane, un sindaco che è padre di sindaco, un’emittente locale che scalda i cuori delle casalinghe con il suo conduttore brizzolato. Ma un giorno di marzo Giovanni attraccando al pontile trova un cadavere, un uomo che in ammollo dev’essere stato per giorni, un ragazzo non di quelle parti, forse dell’Est o del Sud, uno di colore comunque. E dopo di lui, i ritrovamenti di cadaveri sbiaditi dall’acqua, tutti giovani, tutti neri si susseguono, senza che le autorità locali riescano a trovare un filo, cumuli di cadaveri da seppellire, identificare, gestire. E da DF chiedono aiuto, ma da Roma prendono tempo, impongono accertamenti, tanto che, per non venire sommersi, i cittadini saranno costretti a escogitare un sistema per affrontare l’emergenza, e poi nel tempo trasformarla in profitto.

Questa la trama in breve. Con uno sguardo che ricorda Saramago e Bolaño, Carnaio è un incubo di carne e soldi, la profezia di un mondo prossimo, in cui l’ultimo passo verso l’abisso è già alle nostre spalle. Riflette il rapporto tra “noi” e “loro”, tra noi cittadini occidentali figli del benessere, e i fuggitivi, gli immigrati, i richiedenti l’asilo del resto del mondo. Quel mondo vittima di guerre e soprusi, dittature e fondamentalismi. Disperati che giungono fra noi alla ricerca di una vita migliore.

Giulio Cavalli sa rendere tutto l’orrore di quesi viaggi, di queste vittime, ma con l’ironia grottesca e inquietante di un paese che riesce a sfruttare economicamente anche le tragedie.

 

Carnaio, Giulio Cavalli, ed. Fandango, 2018