La casa delle voci – Donato Carrisi

Adoro Donato Carrisi e i suoi thriller, molto ben congeniati e spesso psicologici. Questo ultimo suo non è da meno.

Pietro Gerber non è uno psicologo come gli altri. La sua specializzazione è l’ipnosi e i suoi pazienti hanno una cosa in comune: sono bambini. Spesso traumatizzati, segnati da eventi drammatici o in possesso di informazioni importanti sepolte nella loro fragile memoria, di cui polizia e magistrati si servono per le indagini. Pietro è il migliore di tutta Firenze, dove è conosciuto come l’addormentatore di bambini. Ma quando riceve una telefonata dall’altro capo del mondo da parte di una collega australiana che gli raccomanda una paziente, Pietro reagisce con perplessità e diffidenza. Perché Hanna Hall è un’adulta. Hanna è tormentata da un ricordo vivido, ma che potrebbe non essere reale: un omicidio. E per capire se quel frammento di memoria corrisponde alla verità o è un’illusione, ha disperato bisogno di Pietro Gerber. Hanna è un’adulta oggi, ma quel ricordo risale alla sua infanzia. E Pietro dovrà aiutarla a far riemergere la bambina che è ancora dentro di lei. Una bambina dai molti nomi, tenuta sempre lontana dagli estranei e che, con la sua famiglia, viveva felice in un luogo incantato: la «casa delle voci». Quella bambina, a dieci anni, ha assistito a un omicidio. O forse non ha semplicemente visto. Forse l’assassina è proprio lei.

 

La casa delle voci, Donato Carrisi, ed. Longanesi, 2019

Altri libri – Sandro Veronesi

Dopo aver terminato “Il Colibrì” sono andata a rileggermi un libro di Sandro Veronesi che avevo già letto e che conservavo nella mia libreria: “La forza del passato“. (ed. Bompiani, 2009)

Gianni è uno scrittore di racconti per ragazzi; ha circa 30 anni, una bella moglie, un bambino in salute ed il suo lavoro gli frutta un buon guadagno e notorietà. La sua vita cambia quando viene a scoprire che suo padre, morto da pochi giorni, era una spia russa che per decenni aveva lavorato sotto copertura. Tutto intorno a lui sembra sgretolarsi perché iniziano una serie di disavventure e si scoprono altre verità, ma Gianni avrà la fortuna e la capacità di reagire.

Con uno stile denso e preciso Sandro Veronesi discende insieme a noi negli meandri mentali dell’uomo, in uno dei temi classici della letteratura: chi siamo davvero quando cadono tutte le maschere e gli alibi, come ci trasfigurano gli occhi degli altri e soprattutto l’incomprensibile enigma delle persone che abbiamo accanto tutta la vita. Così come succede al protagonista, dobbiamo arrivare ad accettare l’abisso oscuro che ci portiamo dentro e a capire che si può amare anche così, che si deve amare anche così, doppiamente: amando il conosciuto e l’inconoscibile. 

In seguito sono andata a cercarmi “Caos Calmo“, quel romando il cui titolo contraddittorio mi affascinava, così come io ero rimasta affascinata dalla scrittura, dalla profondità di analisi di Sandro Veronesi. (ed. Bombiani, 2005)

Pietro Paladini è un uomo apparentemente realizzato, con un ottimo lavoro, una donna che lo ama, una figlia di dieci anni. Ma un giorno, mentre salva la vita a una sconosciuta, accade l’imprevedibile, e tutto cambia. Pietro si rifugia nella sua auto, parcheggiata davanti alla scuola della figlia, e per lui comincia l’epoca del risveglio, tanto folle nella premessa quanto produttiva nei risultati. Osservando il mondo dal punto in cui s’è inchiodato, scopre a poco a poco il lato oscuro degli altri, di quei capi, di quei colleghi, di quei parenti e di tutti quegli sconosciuti che accorrono a lui e soccombono davanti alla sua incomprensibile calma. Così la sua storia si fa immensa, e li contiene tutti, li ispira fino a un finale inaudito eppure del tutto naturale.

E infine ho ricevuto in dono (richiesto) “Terre rare“, il pratica il seguito di Caos Calmo. (ed. Bompiani, 2015)

Nel giro di ventiquattro ore un uomo perde il controllo della propria vita: fa un grave errore sul lavoro, gli viene sequestrata la patente, trova l’ufficio sigillato dalla Finanza, scopre che il suo socio è fuggito lasciandolo nei guai, rompe definitivamente con la sua compagna – e nel frattempo sua figlia è scappata da casa. Credendosi braccato, fugge a sua volta, alla cieca, ma lo sfacelo cui si è di colpo ridotta la sua vita, man mano che egli lo affronta, si rivela sempre più chiaramente un approdo, fatale e familiare – secondo una mappa interiore che era stata tenacemente rimossa.

Quest’uomo è Pietro Paladini, l’eroe immobile di Caos calmo, che nove anni dopo ritroviamo nella situazione opposta, roso dall’ansia e senza più un posto dove stare, costretto a vagare alla ricerca di quella pace improvvisamente perduta, o meglio – e questa sarà la sua scoperta – mai veramente avuta.
La rimozione, la fuga, la famiglia che si disgrega, il confuso declino dell’Occidente, lo sforzo tragicomico di restare onesti in un tempo che spinge continuamente verso l’illegalità – e poi, di colpo, la verità. Alla fine di Caos calmo Paladini rispondeva a un celebre verso di Dylan Thomas affermando che “la palla che lanciammo giocando nel parco è tornata giù da un pezzo. Dobbiamo smettere di aspettarla”. Si sbagliava, la palla era ancora per aria. Torna giù ora, in “Terre rare”.

 

Il Colibrì – Sandro Veronesi

Che dire di Sandro Veronesi? Che è un autore che adoro, e che non smetterei mai di leggere i suoi romanzi. Un autore profondo, che elabora le emozioni più vere di un essere umano, senza pudori e senza paura di scoprire sentimenti scomodi.

Con questo romanzo – ultimo in ordine di tempo – Veronesi ci racconta cosa accade quando un fragile colibrì, cioè Marco Carrera, così soprannominato per la sua piccola statura, deve indossare i panni di un’acquila reale. Alternando continuamente passato e presente, il romanzo ci porta attraverso la vita di quest’uomo, con un corollario di lutti e dolori incredibili. Ai quali il colibrì resiste suo malgrado con tenacia e intelligenza, e con l’aiuto inaspettato – lui che non crede nella psicoanalisi – di un amico psicoterapeuta.
Lo stile di Veronesi è ricco di riferimenti letterari ma anche lieve, garbato, a tratto poetico, e il suo protagonista suscita immediata simpatia, così che ogni pagina del romanzo rimanda a qualcosa di vissuto nella mente del lettore. Impossibile quindi non riconoscersi negli stati d’animo di Marco Carrera, riconoscendo le stesse sue debolezze, gli stessi problematici rapporti famigliari, gli stessi amori irrisolti. Garbato e in punta di piedi anche il finale, in quel desiderio del protagonista di uscire di scena senza troppo rumore, circondato da tutti i suoi affetti, ma sempre da protagonista. Tutt’altro che restando fermo come un colibrì.

 

Il Colibrì, Sandro Veronesi, ed. La nave di Teseo, 2019

Un attimo prima – Fabio Deotto

La crisi che ha investito l’Occidente è giunta alle sue estreme conseguenze e il mondo vive un difficile periodo di transizione, in cui il lavoro ha perso la sua centralità. In questo contesto l’ex biologo Edoardo Faschi, ossessionato dalla morte del fratello Alessio avvenuta vent’anni prima, si sottopone a un trattamento psicologico sperimentale ispirato alla scatola specchio di Ramachandran – un dispositivo utilizzato per curare la sindrome dell’arto fantasma nei pazienti mutilati – che promette di aiutarlo a elaborare la perdita. Nel corso della terapia ripercorrerà le vicende della sua famiglia fino ad arrivare agli anni in cui Alessio è diventato un esponente di spicco del Movimento Occupy. Cosí facendo getta un nuovo sguardo sulla storia tormentata di questo inizio millennio, fornendone un’interpretazione a tratti drammatica, a tratti ironica, sempre convincente. Come altri coetanei, Edoardo rischia di perdersi in una sterile contemplazione del passato, ma la ricomparsa improvvisa del figlio di Alessio, Sealth, di cui aveva perso le tracce, lo costringerà a scuotersi e a compiere una scelta. In nessun modo il destino deve ripetersi.

 

Un attimo prima, Fabio Deotto, ed. Einaudi, 2017

Eleanor Oliphant sta benissimo – Gail Honeyman

Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: sto benissimo.
Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate. Poi torno a casa e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene.
Solo il mercoledì mi inquieta, perché è il giorno in cui arriva la telefonata di mia madre. Mi chiama dalla prigione. Dopo averla sentita, mi accorgo di sfiorare la cicatrice che ho sul volto e ogni cosa mi sembra diversa. Ma non dura molto, perché io non lo permetto.
E se me lo chiedete, infatti, io sto bene. Anzi, benissimo.
O così credevo, fino a oggi.

Inizia così questo sorprendente romanzo d’esordio di Gail Honeyman. Vero e proprio caso editoriale, definito dall’Observer “esordio dell’anno”, con un successo di vendite inprevedibile e che sta facendo molto parlare di sé.
Io ci sono capitata per caso, girando in un supermercato italiano dove su uno scaffale si vendevano anche libri non ho potuto fare a meno – come sempre faccio di fronte ai libri – di fermarmi a curiosare. Questo mi ha attratto, non so perché, forse la copertina, forse quel nome della protagonista che in qualche modo mi richiamava un elefante e che mi è sembrato buffo, o forse semplicemente perché la vita è così, a volte ti presenta qualcosa di inaspettato ma che a posteriori capisci che ti doveva arrivare.

La protagonista di questo romanzo è una donna non più giovanissima, una donna come chiunque di noi. E’ sola, ha un lavoro, un’appartamento, una piantina di cui si prende cura come fosse un essere umano o un animale, e una madre scomoda che la chiama una volta a settimana. Dice di sé di stare bene, anzi benissimo, ma come chiunque mastichi un po’ di psicologia sa, queste affermazioni spesso nascondono proprio il contrario di quanto affermano.
Se pensate però che questo sia un romanzo “psicologico” o anche solo di “crescita personale” come potrebbe sembrare, non fatevi trarre in inganno, perché Gail Honeyman ha saputo inserire dei colpi di scena inaspettati, e soprattutto un finale imprevedibile e molto umano e vero, e che fa della protagonista una nostra amica, unica e soprendente, quell’amica che ci dice sempre tutto quello che pensa e di cui non possiamo fare a meno. Leggetelo, merita.

 

Eleanor Oliphant sta benissimo, Gail Honeyman, ed. Garzanti, 2017

Addio fantasmi – Nadia Terranova

Ida sbarca a Messina, la sua città natale, chiamata dalla madre che deve ristrutturare la casa di famiglia prima di metterlo in vendita. Circondata dagli oggetti di sempre deve scegliere cosa tenere e cosa buttare, e questo la porta a fare i conti con il trauma che l’ha segnata da ragazzina: la scomparsa del padre. Che non è morto, perché non è morto chi non ha avuto sepoltura. Ventitre anni prima il padre, malato di depressione, è semplicemente uscito di casa ed è scomparso nel nulla. Sulla mancanza di questo padre si sono incagliati i silenzi e le incompresioni con la madre, il senso di un’identità anomala, perfino il rapporto con il marito lasciato a Roma, salvezza e naufragio insieme. Ora che la casa d’infanzia la assedia con i suoi fantasmi, Ida deve trovare un modo per spezzare il sortilegio e far uscire il padre di scena.
Nadia Terranova racconta qui l’ossessione per la perdita, un corpo a corpo con il nostro passato che ci rende tutti sopravvissuti, ciascuno nella propria battaglia.

 

Addio fantasmi, Nadia Terranova, ed. Einaudi, 2018

Carnaio – Giulio Cavalli

Giovanni Ventimiglia è un pescatore, da tutta la vita raccoglie nelle sue reti acciughe e granchi, anche se negli ultimi anni il mare è diventato avaro e sulla sua piccola nave non ha più un equipaggio. Il pesce lo vende nel mercato di DF, un paesino aggrappato alla costa come tanti, con un parroco che fa la predica ma va a puttane, un sindaco che è padre di sindaco, un’emittente locale che scalda i cuori delle casalinghe con il suo conduttore brizzolato. Ma un giorno di marzo Giovanni attraccando al pontile trova un cadavere, un uomo che in ammollo dev’essere stato per giorni, un ragazzo non di quelle parti, forse dell’Est o del Sud, uno di colore comunque. E dopo di lui, i ritrovamenti di cadaveri sbiaditi dall’acqua, tutti giovani, tutti neri si susseguono, senza che le autorità locali riescano a trovare un filo, cumuli di cadaveri da seppellire, identificare, gestire. E da DF chiedono aiuto, ma da Roma prendono tempo, impongono accertamenti, tanto che, per non venire sommersi, i cittadini saranno costretti a escogitare un sistema per affrontare l’emergenza, e poi nel tempo trasformarla in profitto.

Questa la trama in breve. Con uno sguardo che ricorda Saramago e Bolaño, Carnaio è un incubo di carne e soldi, la profezia di un mondo prossimo, in cui l’ultimo passo verso l’abisso è già alle nostre spalle. Riflette il rapporto tra “noi” e “loro”, tra noi cittadini occidentali figli del benessere, e i fuggitivi, gli immigrati, i richiedenti l’asilo del resto del mondo. Quel mondo vittima di guerre e soprusi, dittature e fondamentalismi. Disperati che giungono fra noi alla ricerca di una vita migliore.

Giulio Cavalli sa rendere tutto l’orrore di quesi viaggi, di queste vittime, ma con l’ironia grottesca e inquietante di un paese che riesce a sfruttare economicamente anche le tragedie.

 

Carnaio, Giulio Cavalli, ed. Fandango, 2018

 

Madrigale senza suono – Andrea Tarabbia

Vincitore del premio Strega 2019. Mi aveva attratto perché parlava di musica… inizialmente ho faticato molto, non riuscivo ad “entrare” nella storia, ma poi piano piano mi ha catturato e alla fine devo dire che mi è piaciuto.

E’ la storia di Carlo Gesualdo da Venosa, principe madrigalista vissuto fra il ‘500 e il ‘600, uomo tormentato e tendenzialmente depresso, raccontata però da Igor Strawinsky. Il grande musicista in un suo viaggio a Roma ritrova un libro, una sorta di diario dove si raccontata la storia di Gesualdo, del terribile delitto del quale si macchia ma anche della sua genialità in campo musicale.

Un romanzo cupo, barocco, che alterna la modernità della vita di Strawinsky attraverso le lettere che scrive ad un suo corrispondente, al passato della vita di Gesualdo facendoci piombare in pieno medioevo. Anche la voce narrante del periodo medievale è esterna, è un nano amico-servo-alter-ego di Gesualdo che racconta le vicende della storia. A momento i due personaggi si alternano, in altri si compenetrano al punto che non si è più sicuri di chi sia chi, o se questo nano sia reale e non la mente distorta di Gesualdo stesso, la sua coscienza che parla per sé.

Romanzo molto ambizioso quindi, che poteva forse essere raccontato meglio, in modo più succinto e un po’ meno “barocco”.

 

Madrigale senza suono, Andrea Tarabbia, ed. Bollati Boringhieri, 2019

Vincoli – Kent Haruf

Questo è il primo libro scritto da Haruf, anche qui siamo nella contea di Holt in Colorado. L’ambientazione è simile, una terra piatta, brulla, ostile. Qui vivono la coppia Ada e Roy, giunti a Holt dall’Iowa dove vivevano con i loro due figli, Edith e Lyman. E sarà Ada la prima vittima di questa terra, che si lascerà morire di nostalgia e per mancanza di affetto.
Ma un destino altrettanto duro sembra attendere Edith, che dovrà assumersi il ruolo di “madre” gestendo il resto della famigliola. La tensione avvolge la vita dei due fratelli, scandita dai tempi del raccolto, della pulizia della casa, della mungitura delle vacche, dalla crudeltà e violenza paterna. La stessa tensione che ccompagna il lettore durante l’incidente fatale a Roy, la cui rabbia viene quasi punita dalla natura. 

Edith è un personaggio femminile splendido nel racconto di Haruf, e si prova rabbia per il suo destino, per la sua incapacità di ribellarsi ad esso e vivere la propria vita come meriterebbe. Ma l’affetto per il fratello, il senso di dovere nei confronti del padre le impediscono comunque di fare altro che ciò che lei ritiene essere il suo compito.

 

Vincoli, alle origini di Holt, Kent Haruf, ed. NN, 2018

Segreti svelati – Alice Munro

Le donne che tessono la trama di questi otto racconti sono spesso osservate nel punto di svolta della loro vita. Avvenimenti dimenticati, sogni ad occhi aperti, incontri fortuiti squarciano all’improvviso l’orizzonte e ci conducono in territori lontani e di frequente ignorati. Il sogno d’amore che Louisa vive in tempo di guerra e che viene infranto quando la vita riprende il suo pacato ritmo quotidiano riaffiorerà con forza in un momento inaspettato. L’intraprendente Gail assume una nuova identità per scoprire cosa le ha sottratto un rapporto che credeva assai radicato. Durante una gita, una delle ragazze di un college femminile scompare misteriosamente. Non verrà più trovata, ma qualcuno sarà in grado di decifrare l’enigma legato alla sua sparizione. Così le emozioni profonde annidate nell’animo dei personaggi cercano la loro strada sotterranea, nella complessità dei rapporti umani, per emergere alla coscienza in improvvisi lampi di luce e diventare segreti svelati.

Una bella scrittura molto leggibile questa di Alice Munro, con poche frasi e descrizioni ti racconta tutto, facendoti tenere la mente sveglia per seguire dove “vuole andare a parare”.
Di questo libro, una raccolta di racconti, in particolare ho apprezzato “Un posto selvaggio” scritto in forma epistolare, dove ogni lettera racconta una versione differente della storia, lasciando sempre il dubbio su chi stia dicendo la verità. Che si scoprirà – ovviamente – solo all’ultimo nella lettera-confessione della protagonista, silenziosa presenza fino a quel momento.

 

Segreti svelati, Alice Munro, ed. Einaudi, 2017