Una tecnica di cottura con la segatura, affascinante e particolare, con risultati sorprendenti e sempre diversi.

Sui pezzi ancora crudi ma già asciutti, si stende un velo di “terra sigillata” o barbottina bianca, in seguito di pongono sul fondo di un pozzetto che si può realizzare anche da sé; l’importante è che siano usati mattoni refrattari al calore. Sul fondo del pozzetto si pone della segatura, che poi va gettata sui pezzi alternandola ad ossidi minerali quali rame, ferro, cobalto, manganese e altri, sale grosso, fino a ricoprire completamente i manufatti. A quel punto si accende la segatura sulla sommità, e si copre il tutto in modo da far bruciare senza ossigeno, molto lentamente. Una cottura di questo genere può durare anche 24 ore. Quando si scopre il fornetto, se tutto ha funzionato (e non sempre succede!) si ottengono delle sfumature magnifiche, i pezzi sembrano oggetti antichi, reperti scoperti in fondo al mare o a qualche tomba etrusca.

 

BUCCHERO

Un’altra tecnica usata è quella per realizzare il “bucchero” nello stile etrusco. A quei tempi non avevano forni, ovviamente, e per ottenere le famose ceramiche nere non restava loro che seppellire gli oggetti in una buca, ricoprirli con zolle di terra frammista a pezzi di legno che venivano poi accesi. Bruciando ma senza ossigeno l’argilla subisce una trasformazione chimica diventando nera.

Per poterlo realizzare nel mio forno elettrico ho usato la scorciatoia di inserire i pezzi ancora crudi, levigati e asciutti, in un bidone di ferro contenente pezzi di legno (le cassette della frutta sono ottime per questo!) in seguito chiuso e sigillato ermeticamente. Inserito nel forno si fa una cottura a temperatura più bassa del normale, diciamo intorno ai 650 / 700 gradi. Il calore fa bruciare comunque la legna, e la mancanza di ossigeno dentro il bidone provoca la trasformazione chimica ottenendo un bel nero “etrusco”.

Avendo fatto in precedenza dei graffiti sulla superficie dell’oggetto, si può ricoprire in seguito con dell’ingobbio, bianco o rosso a piacere, o con la “terra sigillata”.